Modulopoli: il sogno, la città e poi il cielo.

Ferma su un marciapiede, attratta dal tempo di qualche secondo, ho alzato gli occhi accarezzando con lo sguardo il corpo di un grattacielo. Ne ho contato le finestre fino a quando non si sono confuse col cielo che, riflettendolo, moltiplicavano. Ho respirato a fatica con la testa reclinata all’indietro, col peso di quel gigante che provava a schiacciarmi. Mi sono immaginata sulla sua cima.

Dalla cima di un grattacielo ho guardato in basso, giù fino a una strada che sembrava un abisso. Ho intravisto macchine rimpicciolite quanto un giocattolo e persone ridursi fino a diventare un dubbio. Ho guardato di fronte a me le nuvole a pochi passi e il cielo e il mare? Tutto diventava un tutt’uno e io nel mezzo col cuore che si allargava.

Ho preso il sole sdraiata sull’erba, poi ho avuto paura di girare un angolo perchè il sole non bastava a renderlo rassicurante. E pochi metri più in là un albero dai rami arricciati donava a una piazza l’aspetto di un acquerello.

Ero in una città? In quale città? Tutte e nessuna. Sicuramente una.

Modulopoli è questo. E’ sicuramente una città, ma non è una città in particolare. Somiglia a una città che conoscete, ma è più probabile che sia solo una visione.

Ogni modulo che la compone è contemporaneamente un’idea, un progetto, un sogno e un’anima. Il progetto di Federico Marcoaldi ci spinge a guardarci intorno osservando gli edifici e andando oltre, attraverso le distanze a volte sottili che li separano, immersi nel cielo che li circonda. Le costruzioni in cartone somigliano nelle forme a palazzi e quartieri ma di fatto sono voci, opinioni e spazi senza una definizione. Modulopoli nasce dalla collaborazione tra artisti e bambini. Modulopoli ci ricorda quindi che sono gli individui a comporre una città e che ogni esistenza ha uno spazio e un ruolo nel momento in cui vive e cammina per queste strade. Artisti e bambini sono due categorie di persone che questo concetto non lo hanno dimenticato e che sono in grado di guardare attraverso fin dove le persone comuni non guarderebbero.

Modulopoli la città degli artisti, la città dei bambini non è solo un’opera collettiva: Modulopoli è un progetto urbanistico, è una richiesta per una miglioria, una speranza, un sogno. E’ poesia, è arte, è attualità, è storia, filosofia. Modulopoli è ciascun artista e ciascun bambino che ha partecipato, è ogni persona che l’ha vista esposta. Modulopoli è diritto all’ esistenza.

Modulopoli esposta presso la Ex Fornace a Milano.

Isabel: Modulopoli è un progetto iniziato circa 3 anni fa. Quando hai costruito il primo modulo era già parte di un’opera collettiva, era già un parte di una città?

Federico Marcoaldi: Assolutamente sì! Fin dal primo modulo che ho costruito Modulopoli era un’opera collettiva ed era una città.

I.: “Collettività”: l’unione che fa la forza. Ma è semplice unirsi in una realtà che ci spinge prepotentemente verso l’individualismo?

Simone Cioccolini: La collaborazione coi bambini è stata molto più semplice di quanto immaginassimo. Anche perché non sono così contaminati dal concetto di individualità. In uno dei testi che abbiamo scritto, abbiamo sottolineato quanto le persone conoscano molto bene città che sono dall’altra parte del mondo e non la città in cui vivono, spesso nemmeno il quartiere in cui vivono! Abbiamo pertanto cercato di lavorare e svilippare la coscienza del posto in cui ci si trova. E coi bambini è stata una sorpresa continua!

Federico: Gli artisti sono stati contattati uno a uno e ho cercato di capire quanto fossero disposti a mettersi in gioco, quanto fossero disposti a condividere non solo un’opera, ma un’esperienza. Nel momento in cui trovavo porte aperte, presentavo il progetto, chiedevo se avessero voglia di lavorare coi bambini, con materiale di riciclo e… partecipare a un gioco!

I.: Dove finisce il bambino e inizia l’artista e viceversa: dove finisce l’artista e inizia il bambino?

Federico: Modulopoli è costruita in modo che proprio questa differenza non ci sia. Sono tutti bambini un po’ artisti e artisti un po’ bambini.

I.: Permettere ai bambini di intervenire sulla realizzazione di una metropoli cosa vi ha fatto capire sulle città del futuro?

Filippo Pincolini: I bambini si sono approcciati all’opera in due modi diversi. C’è chi è stato molto sognatore e ha creato qualcosa di fantasioso, che potrebbe rimandare a un desiderio latente. Per esempio c’è chi ha disegnato il mare, chi dei prati. C’è chi insomma ha manifestato un forte legame con la natura e non c’è stato modo di indagare se sia sintomo di una carenza o se si tratta di un legame che viene vissuto abitualmente. Di contro ci sono stati bambini che sono intervenuti sul progetto in modo molto concreto, rifacendosi alla realtà. Mi ha stupito in questo senso il modulo di una bambina che ha riprodotto una banca. Non so per quale ragione abbia pensato a una banca, ma personalmente l’ho vissuto come un gesto forte. Perché una bambina che ha la possibilità di ridisegnare una città e disegna una banca… è un gesto forte. Questo potrebbe suggerirci che i bambini sono più attenti e presenti di quanto pensiamo nella vita di una città.

Chiara Calcinai: Sul modulo della banca c’è una storia ancora più interessante! Le bambine erano due, due gemelle e entrambe erano partite con l’idea di sviluppare appunto una banca. Una è andata avanti a sviluppare coerente la sua idea, l’altra a un certo punto ha deciso che la banca dovesse essere fatta di colori. Quindi di punto in bianco ha preso a riempire il modulo di colori e quella rappresentata era sì una banca, ma una banca diversa!

I.: Ogni individuo aggiunge se stesso a Modulopoli e si rende forte del potere del collettivo, concedendosi di esistere. Il progetto potrebbe quindi ricordare alla comunità che le città sono anche fatte anche di diversi e di ultimi…

Simone: Stiamo già lavorando in contesti difficili, con persone che possiamo dire hanno forse più bisogno di altre. Abbiamo iniziato ad esempio un percorso coi bambini del doposcuola di via Gola, che non vivono un’infanzia come ci si aspetta e ci si augura. Nel primo incontro abbiamo avuto qualche difficoltà nel penetrarli. Sono bambini che viaggiano con armature che noi nemmeno immaginiamo, perché per resistere a tutto ciò a cui sono sottoposti quotidianamente chiudersi è l’unica reazione possibile. Il degrado a un certo punto inizia a contaminarti e se, in più, vedi che tutto ciò che ti circonda sembra andare contro allo svolgimento della vita come dovrebbe essere, inizi per forza di cose a non distinguere più cosa sia normale e cosa no. Superato il primo momento però abbiamo trovato un giardino meraviglioso. Abbiamo avuto un feedback potentissimo da questi bambini! Sono bambini che non sono ascoltati ed è bastato ascoltarli per avere dei bei lavori, una bellissima interazione. Non credevano che i loro lavori sarebbero veramente andati insieme a quelli di veri artisti e che sarebbero davvero stati esposti in una mostra. Avevano sotto gli occhi i moduli, ma non ci credevano. Quando sono venuti a vedere la mostra è stata un’emozione forte per tutti.

I.: Bolzano, Pisa, Vicenza, Roma e Milano… quanto c’è di queste città in Modulopoli?

Federico: Modulopoli nasce dall’incontro di due strade all’interno del mio percorso artistico: da un lato le mie skyline e dall’altro una ricerca sul cielo. Quando mi chiedono se Modulopoli rappresenti una delle mie skyline, no non lo è. Mi chiedono se rappresenti una città in particolare? No, rappresenta tutte le città del mondo. E’ la mia visione caotica della città, dei palazzi che spesso sono l’uno appiccicato all’altro. Il vantaggio che ha Modulopoli è che non l’ho costruita da solo, quindi se in un’opera personale descrivo tutte le mie ansie, le mie paure, in Modulopoli c’è chi ha condiviso con me l’ansia e chi invece ha dato respiro e una visione positiva della città. E no, nessuna delle città in cui ho vissuto è in qualche modo presente nell’opera.

I.: Il cielo sopra la città: Vi piace il cielo di Milano?

Federico: Il cielo di Milano esiste. Che poi piaccia o meno…

Simone: Esiste il cielo!

Chiara: E generalmente chi arriva da fuori pensa che non esista il cielo a Milano! Ci sono giornate in cui invece il cielo a Milano è eccezionale.

Filippo: Cielo eccezionale su cui anche recentemente sono usciti diversi articoli circa le sue tonalità, se fossero naturali, positive o meno. Però guardando il lato positivo è stato comunque un modo per suggerire alle persone che Milano non è solo guardando in giù, ma Milano c’è anche guardando in su! A me il cielo di Milano piace anche quando ha quella tonalità piatta, quasi incolore, ma è comunque rappresentativa della città. Ci si può intervenire? Sì. Ci può essere un dialogo anche su questo.

I.: Com’è il cielo sopra Modulopoli invece?

Federico: Il cielo non è sopra Modulopoli. Il cielo è intorno a Modulopoli, fa parte di Modulopoli! Non c’è un sopra, ma c’è un dentro. Ci sono dei palazzi fatti da bambini e da artisti che si affacciano sul cielo.

I.: Un cielo che unisce tutti, un cielo che unirà per sempre gli artisti e i bambini.

Federico: E’ giusto che con questi laboratori io lasci un ricordo indelebile ai bambini di questa esperienza. Regalargli un pezzo di cielo, anzi farli diventare guardiani del cielo è molto importante per loro. Mi piaceva inoltre l’idea di poter gemellare un bambino e un artista. Magari un giorno si incontreranno e parleranno di Modulopoli, magari il bambino diventerà un artista e vorrà un mentore e lo troverà nell’artista a cui è collegato tramite il modulo cielo. Mi sembrava la parte poetica da inserire all’interno del progetto.

Simone: E’ un discorso che si lega al concetto che portiamo avanti di creare esperienza. Metterli in contatto, magari si incontreranno, magari no. O può essere che si incontrino subito, perché il bambino potrà seguire l’artista sui social, esserne influenzato e da lì partire per qualcos’altro. I bambini attraverso Modulopoli si sono resi conto che possono fare le cose. Se prima sembrava impossibile per loro fare una mostra, dopo aver lavorato a un modulo e tramite il contatto con un artista nulla vieta che ci riprovino: da soli stavolta!

I.: L’opera guarda al futuro coi materiali di cui si compone. Avete intenzione di spingervi oltre con il discorso dei materiali riciclati?

Federico: (ride) L’artista sarebbe propenso a proseguire sulla via del cartone, perché è un materiale molto comodo nell’utilizzo e nel recupero. Il collettivo vorrebbe spingersi anche su nuovi materiali!

Chiara: L’idea sarebbe quella, col nuovo progetto, di svilupparlo su due piani con una base comune, ma con due utilizzi differenti.

Filippo: Il materiale che compone Modulopoli offre una ragione pratica e tecnica circa la spiegazione del suo utilizzo e una ragione filosofica. Modulopoli è costruita con materiale povero e di scarto. Un materiale che la società utilizza quotidianamente, ma il suo utilizzo è proprio quello di essere buttato. Contiene e trasporta le cose, poi viene buttato. Con Modulopoli gli si da una connotazione diversa: diventa un’opera d’arte, diventa qualcosa che le persone vanno a vedere per riceverne in cambio emozioni, un dialogo, un confronto, una relazione, qualsiasi cosa. Far lavorare i bambini con del materiale di questa tipo è anche un modo per dare continuità al discorso sulla sostenibilità di cui si parla tanto, a volte troppo…

I.: Male! Perché se ne parla anche male, senza offrire effettivamente delle idee concrete e alternative sul riciclo.

Filippo: Esatto! Qui i bambini invece ci spendono tempo e si accorgono che è possibile davvero riutilizzarlo e costruirci qualcosa che può essere tenuto. In questo caso è stato usato il cartone, ma è un ragionamento applicabile anche ad altri materiali e oggetti.

Simone: In questo senso è stato bello vedere come essendo partiti dalla realizzazione di un’opera d’arte, i bambini guardavano al cartone con reverenza quasi. Poi Chiara ha avuto l’idea di creare delle lampade ricavandole dagli scarti dei moduli. Le lampade sono state quasi un fulmine a ciel sereno per i bambini, perché hanno compreso: “Allora posso fare qualcosa che uso nel quotidiano!”. Io davo per scontato che se ho realizzato un modulo avrei potuto fare altre cose, per loro non era così implicito. A volte basta mostrare per rivoluzionare il pensiero! Da lì per esempio c’è stato un bambino che ha deciso di ricavare una batteria dalla plastica.

Chiara: Anche per noi in primis è stato interessante, perché dagli scarti dei moduli abbiamo realizzato le lampade e dagli scarti delle lampade abbiamo realizzato le spille!

Simone: E’ stato un modo per capire quanto in là avremmo potuto spingerci.

I.: Modulopoli guarda anche al futuro dei bambini che hanno partecipato al progetto.

Simone: Parli del progetto NFT… Ai bambini è stato chiesto di realizzare un autoritratto. Un autoritratto non a specchio, ma un autoritratto ideale. C’è da aggiungere che non ci aspettavamo il risultato che abbiamo raggiunto, alcuni ritratti sono potentissimi! L’idea è quella di rendere tutti questi ritratti digitali, ricavarne degli NTF e metterli all’asta. Tutto il ricavato dell’asta verrà congelato all’interno di un contratto che durerà circa 10 anni, per avere una media sulla crescita dei bambini che hanno partecipato a Modulopoli in modo che siano tutti maggiorenni. Al termine di questi 10 anni potranno accedere liberamente a questi fondi. Potranno usarli per andare a vedere una mostra, comprarci un set di matite… Quello che sarà! L’iniziativa nasce nella speranza di andare a coinvolgere i nuovi “mecenati” e spingerli a credere nei bambini, nel loro talento.

I.: Il futuro di Modulopoli invece?

Federico: Il fuoco! (ridiamo) Renderla un’esposizione itinerante affinchè altri artisti e altri bambini possano prendervi parte. Creare nuovi laboratori, che non per forza devono avere a che fare con Modulopoli, ma che si basino sempre sulla collettività, sulla comunità e sul format bambino – artista – materiale di riciclo.

Chiara: Avevamo anche ipotizzato che Modulopoli potesse diventare un libro di storie della buona notte. Nello specifico il desiderio è quello di dar vita a 200 storie della buona notte, che raccontino ogni singolo modulo. Come? All’interno della città esistono due animali reali: il camaleonte Poldo e la balena Oltremare. In mostra sono stati posizionati volutamente ai lati opposti della città. Per dare un filo conduttore ai 200 racconti, abbiamo ipotizzato il viaggio di Poldo, che essendo un camaleonte può adattarsi a qualunque situazione, per raggiungere la sua innamorata, la balena Oltremare. Da ogni esperienza, da ogni modulo, in ogni storia ci sarà per il bambino un insegnamento.

Per saperne di più su Modulopoli: https://modulopoli.it/

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