Madame Ilary: coraggio, eleganza e modernità.

Milano: la città della moda.

Milano è una città che corre, una metropoli al passo coi tempi, anzi è quasi sempre in anticipo. Le sue strade principali, quelle centrali, devono da sempre rispettare un certo canone estetico. Devono trasmettere modernità e presentarsi accattivanti, veloci, precise.

Le vetrine nelle vie dello shopping si scoprono luminose e studiate in modo che gli abiti esposti risaltino come protagonisti di installazioni d’arte contemporanea. Osservadole ci sentiamo immediatamente attratti e il suggerimento che arriva è quello di vestirsi per prendere parte al moto perpetuo di una città vincente, che “non deve chiedere mai”.

Ma in base a quale criterio scegliamo tra tutti gli stili e i capi che ci vengono consigliati? Vogliamo stare comodi o vogliamo impressionare. Scegliamo quell’abito perché è del nostro colore preferito o perché ne abbiamo visto uno simile indosso alla nostra star del cuore e vogliamo sognare per un po’. Abbiniamo accessori perché desideriamo dire la nostra sul taglio di una gonna, personalizzare dei pantaloni, impreziosire una giacca.

Sempre a Milano, in via Benvenuto Cellini, si affaccia la vetrina della Maison Madame Ilary.

L’atelier Madame Ilary non risponde soltanto all’esigenza di splendere sotto a un cielo notoriamente grigio, ma invita a entrare offrendo la possibilità di abbracciare uno stile che da voce.

Sì, perché per la realtà milanese (diciamo pure la realtà contemporanea in generale) non è sufficiente essere al passo coi tempi per avere un ruolo da protagonisti: bisogna trovare il modo di distinguersi.

Ilaria Parente, in arte Madame Ilary, propone dei capi senza tempo, che sfidano e vincono gli standard estetici altissimi del capoluogo Lombardo. Le linee degli abiti firmati Madame Ilary carpiscono l’eleganza dei ruggenti anni ’20, la femminilità degli anni ’50 e trovandosi di fronte a canoni universalmente riconosciuti, la velocità con cui la moda cambia piega la testa e si ferma. La donna che veste alla Maison Madame Ilary è automaticamente moderna, riconosciuta ovunque come elegante, impeccabile e…diversa. Sempre riconoscibile.

Cosa serve per vedersi riflesse nello specchio e riconoscersi in questa descrizione? Il coraggio di lasciare il segno.

Ilaria Parente: costume designer, couturier

Isabel: Tu hai sempre desiderato essere e fare la costumista e la stilista. Questa consapevolezza ti ha certamente aiutata nel perseguire i tuoi obiettivi. Ma essere così consapevole e determinata ti ha mai messa in difficoltà?

Ilaria: Assolutamente sì. Perché non hai un piano B! Di solito le persone hanno un piano B o comunque fanno delle scelte. Io invece non ho mai avuto un piano di riserva. Tutto quello che ho fatto nella vita l’ho fatto per arrivare a questo. Questo atteggiamento a volte porta alla solitudine, perché sei molto concentrata ad arrivare al tuo obiettivo. Dedichi tempo allo studio. Lo studio diventa la tua vita e di conseguenza dedichi molto poco tempo agli altri. Non perché gli altri non ti interessino, piuttosto perché vieni totalmente assorbito dalla tua passione e in qualche modo… sei solo.

I.: Hai mai dubitato del tuo sogno?

Ilaria: No, mai!

I.: La tua donna è una donna che guarda al passato. Ma è un guardare indietro con la malinconia per uno splendore che non tornerà o è guardare indietro con l’idea di fare ancora meglio?

Ilaria: Un po’ tutte e due. Io guardo al passato sicuramente con un occhio malinconico. E guardo al passato, perché credo ci sia stata una produzione creativa altissima, che in questo momento storico non c’è. La moda e il costume sono espressione di ciò che accade nel mondo e abbiamo avuto degli anni straordinari! Pensiamo agli anni ’20, gli anni ’30 eccetera. Ogni decennio ha avuto le sue particolari espressioni estetiche e io guardo a quelle in quanto apice anche di tecniche sartoriali oltre che canoni estetici. Quindi la mia donna strizza sicuramente l’occhio al passato, ma per catturarne l’allure, l’eleganza. Non dimentico però di essere, io per prima, una donna moderna. Creo quindi abiti prima di tutto su di me! Per starci dentro comoda, per sentirmi bella. E a tutto questo mi avvicino con la speranza, che un momento storico florido e carico di bellezza debba ancora esserci per noi.

I.: Oggi viviamo bombardati da immagini, da proposte di stile, abbinamenti, rivisitazioni… Come si può, oggi, essere unici?

Ilaria: Non perdendo mai di vista i tuoi valori e la tua estetica, cioè quello che indipendentemente dalle tendenze ti fa stare bene. Bisogna fare una scelta accurata di ciò che piace e non abbandonarlo nonostante si venga assaliti e sottoposti a continui input. Input di cui certamente si può fare bagaglio altrimenti saresti fuori tempo. E’ pur sempre vero che i grandi a cui tutti, io per prima, ci ispiriamo sono sempre riconoscibili. Ad esempio un abito di Balenciaga degli anni 50, visto oggi è un abito moderno ed è immediatamente identificabile. Segue linee e codici precisi. Armani nei suoi quasi 50 anni di carriera non ha mai cambiato stile. Armani è Armani! I suoi codici stilistici non sono cambiati.

I.: Cos’hai provato il giorno che sei stata chiamata come costumista per il Teatro alla Scala?

Ilaria: Allora devo sottolineare che non sono stata chiamata come costumista alla Scala, va fatta questa precisazione. Ho lavorato in sartoria. L’ho fatto per più di 5 stagioni. E’ stato bellissimo, una grandissima emozione! Io sono arrivata da Napoli a Milano dicendo “Voglio andare a lavorare al Teatro alla Scala”, quindi si è trattato di un sogno che si è realizzato. Il mio ruolo era quello di sarta e anche sarta di palcoscenico. Sono stata una di quelle professioniste che stanno dietro le quinte, che seguono il balletto, seguono lo spettacolo e si occupano del cambio costume.

I.: Napoli: è presente nelle tue creazioni?

Ilaria: Sempre! Le mie creazioni sono il risultato di ciò che sono. Se fossi nata in un altro posto farei cose diverse.

I.: Nella tua filosofia teatro e vita quotidiana sono strettamente connessi. Che ruolo desideri per le donne che vesti?

Ilaria: Mi auguro ovviamente che siano delle protagoniste. Io dico sempre “Amate, brillate, ballate!”, ma perché questo dia loro maggiore consapevolezza di sé. Vorrei che le mie donne non avessero paura, ma che anzi avessero il coraggio di esprimere loro stesse, che è qualcosa che vedo fare molto poco. L’estetica ci rappresenta. Io mi vesto e tu, attraverso i miei vestiti, capisci un po’ di me, cosa ti voglio raccontare di me. Gli abiti possono svelare o possono essere un’armatura, ma in entrambi i casi bisogna avere il coraggio di indossarli. E questo accade poco…

I.: C’è paura del giudizio.

Ilaria: C’è paura del giudizio, sì! Come dicevamo prima siamo bombardati da immagini e codici che ci vengono imposti. Spesso ci vestiamo perché vogliamo appartenere a un gruppo. Io invece vado da tutt’altra parte (ride) !

I.: Sui social ho visto che hai aperto un format dove racconti la moda e i personaggi che l’hanno segnata e dettata. Raccontare di questo universo, che abbiamo perennemente sott’occhio, ma di cui spesso ignoriamo quasi tutto, credi possa aiutare ad abbattere l’omologazione?

Ilaria: Io mi auguro di sì! Lo racconto per far conoscere alle persone cos’è successo negli anni, quali sono gli stili che si sono susseguiti, le rivoluzioni che certi stilisti hanno portato. La conoscenza sono certa dia libertà di scelta. Le mie purtroppo sono pillole di couture e in 10/15 minuti diventa difficile esaurire certi personaggi. La speranza è che questi miei racconti, al di là della fascinazione che certe personalità esercitano, portino qualcuno a voler approfondire.

I.: Uno spettacolo per cui vorresti curare i costumi?

Ilaria: La Traviata di Verdi.

I.: Un personaggio storico o famoso che vorresti aver vestito?

Ilaria: Ce n’è più di uno…è difficile. Mi sarebbe molto piaciuto vestire Monica Vitti, attrice che io amo molto. Sofia Loren! Forse un po’ scontata, ma è una diva indiscussa. Maria Callas. Sì, se fosse possibile tornare indietro nel tempo vorrei vestire la Callas!

I.: Il tessuto che meglio riassume la tua idea di sensualità?

Ilaria: Il velluto. E’ il mio preferito. E’ molto difficile da lavorare, ma ha tanti punti di forza: la morbidezza, la luminosità. Varia a seconda di come lo metti in verticale o in orizzontale… è assolutamente sensuale. Ed è eterno! Non passa mai di moda.

Per saperne di più su Madame Ilary: https://www.madameilary.com/

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